Virgilio, così narrava l'approdo alle inabitate rive sulle quali sarebbe sorta Ostia: “Scorse Enea davanti a sé un'ampia distesa boscosa, attraverso la quale correva al mare il Tevere vorticoso, biondo di molta rena. Intorno e sopra e nel bosco volavano e l'aria addolcivano con il canto uccelli di varie specie, assueti alle rive e all'alveo del fiume”. Ordinato ai compagni di cambiare rotta e dirigersi verso terra, entra nella foce. “Ti saluto terra predestinata” esclamò, “e voi fidi penati di Ilio. Questa è la terra promessa, questa è la patria”. Virgilio con tale lirica concretezza descrive il luogo, le acque , gli uccelli e le piante, tanto che siamo portati a crederlo un racconto storico e non la narrazione poetica di un mito. La maggior parte degli scrittori antichi sono d'accordo nell'attribuire la fondazione della città al quarto Re di Roma, Anco Marcio, che nel VII secolo a.C. stabilì la prima difesa e la fece popolare dai coloni. Secondo Tito Livio, la cittadella era circondata da saline ed ebbe così il compito di approvvigionare Roma del prezioso alimento. Certamente costruire una difesa alla foce del fiume verso il mare, era una dei piani di Anco Marcio passato alla storia come fondatore della marineria romana. L'esistenza storica della primitiva cittadella alle foci del Tevere c'è rivelata dall'archeologia, una vera e propria documentazione si ha dai primi anni del IV secolo a.C. Nel 396 a.C. i romani, avevano consolidato il controllo sulla fascia costiera conquistando Veio, ed è logico pensare che la scelta di fondare una cittadella fortificata sulla riva sinistra del Tevere, corrispondesse alla volontà di rafforzare la difesa dei territori acquisiti, anche in considerazione del fatto che le scorrerie dei pirati greci erano ancora una minaccia, nonché di proteggere al contempo i commerci fluviali diretti a Roma. Il futuro centro di Ostia di età imperiale, è stata definita castrum “accampamento” con tutte le caratteristiche proprie del campo militare romano. Era un rettangolo di metri 194 x 125,70, disposto con i lati lunghi parallelamente al Tevere, fornito di quattro porte al centro dei lati, le mura erano costruite in blocchi squadrati di tufo portati via fiume da località Fidene a nord di Roma. Un incrocio centrale formato da due vie principali in asse con le porte, il Decumanus maximus con andamento est-ovest e il Cardo maximus con andamento nord-sud, dividevano il castrum in quattro parti uguali; all'interno e all'esterno delle mura, correvano altri cardini e decumani, le vie pomeriali, che corrispondevano allo spazio sacro, il pomerium nel quale non si poteva né arare, né tanto meno costruire. Alcuni tratti delle mura del castrum sono visibili, anche se incorporati nell'edificazione di edifici successivi, e alcune strade fanno ancora parte del centro urbano di età imperiale. Non vi è fonte certa che riconduca alla fondazione del castrum, databile, grazie a dei riferimenti ceramici agli inizi del IV secolo, e poiché la cittadina manca di quegli attributi essenziali di una colonia romana, ossia il Foro e un tempio dedicato alla Triade Capitolina, costituita da Giove, Giunone e Minerva, Capitolium, si è tenuti a credere che non fosse una colonia ma soltanto un avamposto militare in cui si avvicendavano guarnigioni, tenuto conto dell'assenza di tombe riferibili al primo periodo di vita del castrum. Sappiamo in ogni caso che nel 267 a.C., Ostia divenne sede di uno dei quaestores classici della flotta, istituiti in quell'anno per raccogliere fondi e navi per l'organizzazione dell'armata navale, e a breve sarebbe iniziato il conflitto con Cartagine. Durante le guerre puniche, e in seguito nel periodo dell'espansione nel Mediterraneo, Ostia ebbe una funzione decisiva come sede della flotta e nella difesa delle coste occidentali della penisola. L'insediamento cambiava così la sua connotazione di fortilizio militare, e il vecchio castrum venne messo fuori uso dalle costruzioni, addossate alle sue mura, di botteghe, poiché il peso commerciale di Ostia andava crescendo ed era ormai diventato un vero e proprio abitati in crescente espansione. Il pretore urbano Canino, verso la metà del II secolo a.C. frenò quest'espansione edilizia e il settore ad est del Castrum fra via Ostiense e il fiume, fu perimetrato come area pubblica e lasciato sgombro da edifici, questo per salvaguardare la zona del porto fluviale che aveva bisogno di spazio per lo scarico e il carico delle merci e di baracche lignee destinate a ospitare i marina della flotta, circa 6000 uomini. Tra la fine del II e gli inizi del I secolo a.C. furono costruiti i templi dell'area sacra fra via della Foce e il Tevere, e cominciarono a essere edificate le domus, “abitazioni” fra le più antiche, sul tratto occidentale del Decumano maximo.
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